«Mentre il mosto diventa vino, in fiera si vende e si compra».
Un titolo tratto dai giornali locali di tanti anni fa che testimonia quanto la ‘Fiera’ abbia avuto e abbia un posto di rilievo nella storia locale.

Perché Chieri,da sempre, si è proposto come sede di fiere e di mercati che fondano le loro origini in un decreto emesso nel 1422 da Amedeo VIII di Savoia. Ma se guardiamo anche solo a tempi molto più vicini e testimoniati dai manifesti conservati presso l’Archivio storico del comune come ad  esempio, quelli datati 1927 possiamo osservare come – in parallelo ai festeggiamenti San Martino – si organizzino molte altre manifestazioni: una su tutte la ‘sagra del cardo’ motivata dalla grande estensione che l’ortaggio aveva nei terreni coltivati nelle periferie e non solo. Un avvenimento dai contorni regionali quando Chieri veniva considerata la capitale della ‘bagna caoda’; e, come si sa, il cardo è il contorno essenziale con cui accompagnare il  profumato intingolo.

Lasciando agli esperti il compito di storicizzare tali avvenimenti  il nostro intento è, invece, quello di ricordare come quei momenti di autunno inoltrato, durante i quali i nostri concittadini solevano ritrovarsi nelle piazze e nelle vie di Chieri per godersi meritati attimi di svago, abbiano segnato, e segnino ancor oggi con forza, generazioni e generazioni di chieresi. Chieresi che, ancora oggi in quell’ appuntamento vivono un presente costellato da molte iniziative. Ma, non solo. In molti di essi scatta, infatti, in quei giorni, nei giorni della ‘Fiera’, il ricordo di una realtà, ormai quasi del tutto estinta, fatta di variopinti baracconi, qualche giostrina, un circo e poco altro. Minuscoli e insignificanti segni in grado,però, di dare calore all’intera comunità.